L'alta Val Sófia

Primo contatto con i Monti del Sole: Forcella Zana per la Val Sófia, 1670 m

16/10/2016

Arrivano i primi giorni di freddo a imbiancare le cime più alte delle Dolomiti, segnalando l’ inizio del periodo più propizio per l’ esplorazione di un gruppo montuoso che mi affascina da tempo: i selvaggi Monti del Sole dell’ Agordino. Cime basse e semisconosciute, orrendamente selvagge e dirupate, frequentate da pochi amanti del genere che affrontano dislivelli brutali, orde di zecche e difficoltà spesso al limite dell’ alpinismo per esplorare le cenge e le forre di cui la zona è ricca. Avventurarsi tra questi monti nei mesi più caldi è decisamente sconsigliabile, le zecche che pullulano tra gli onnipresenti mughi e loppe sono nel loro periodo di massima attività e si rischia di trovarsene addosso a decine. Meglio aspettare l’ autunno, pur dovendo fare i conti con le giornate più corte, e abituarsi a partire prima dell’ alba. Come meta di questa prima incursione, mi serve qualcosa di relativamente facile – nei Monti del Sole non esiste nessun percorso davvero facile – e che mi permetta di osservare dal vivo un buon numero di cime, valli e forcelle per poter interpretare più facilmente le mappe e le indicazioni per i miei vagabondaggi futuri. La scelta cade su Forcella Zana.

Alba sul Tornon de Peralora
Alba sul Tornon de Peralora

Parto dal Bar Alla Soffia di Gena Bassa verso le 8 di mattina insieme all’ amico DC, alquanto in ritardo rispetto ai piani causa fitte nebbie sul tratto autostradale Pordenone – Belluno che ha dovuto percorrere per arrivare fin qui. Il programma è il seguente: raggiungere Forcella Zana alla testata della Val Sófia, da lì prendere una traccia in cengia alla base delle pareti della Cima Ovest dei Feruch fino a raggiungere la Borala e il Bivacco Valdo, quindi tornare a Gena ripercorrendo la prima parte del percorso di andata. E’ un giro lungo, solo per arrivare alla forcella sono 1300 m di dislivello su terreno difficile con un considerevole sviluppo orizzontale; il ritardo alla partenza vuol dire che probabilmente dovremo tagliare la visita al bivacco per essere di ritorno prima della notte. Per il momento non ce ne curiamo: arriveremo in forcella e decideremo lì cosa fare.

Percorriamo con calma i 400 m di dislivello su strada asfaltata fino al paesino semiabbandonato di Gena Alta, cercando di conservare le forze per il tratto più impegnativo che ci attende oltre. Arrivati allo sparuto gruppo di case abbarbicate sulle pendici del Zimon de Gena, imbocchiamo la traccia che dalla fontana del paese si inoltra nel bosco diretta verso il Bivacco Valdo. Questa parte iniziale del percorso è un sentiero boschivo come tanti altri, e non tradisce minimamente l’ asprezza dei luoghi che attraverseremo a breve.

La fitta vegetazione nasconde gelosamente i panorami circostanti e lascia filtrare pochi raggi della luce del mattino. Pian piano gli alberi si diradano mostrando le impervie pareti solcate da cenge di Cima Covolera sul versante opposto della Val Sófia, dietro le quali sta salendo il sole. Continuiamo a salire per boschi di latifoglie e cenge mascherate dai mughi e dall’ erba alta, attraversando un punto leggermente esposto e attrezzato con un cavetto metallico dove la traccia si restringe, e dopo qualche saliscendi raggiungiamo una fascia di rocce che sbarra il passaggio.

Il caminetto lungo il sentiero
Il caminetto lungo il sentiero

Il sentiero prosegue per un caminetto verticale di una decina di metri attrezzato con cavo, che sarebbe anche superfluo se le rocce non fossero maledettamente bagnate e scivolose. Secondo la relazione, il camino è evitabile aggirandolo a sinistra per una traccia non segnata che si inoltra nel bosco, ma avendo poco tempo da perdere preferiamo non fare esperimenti e affrontarlo direttamente. Nonostante l’ umidità renda l’ arrampicata un po’ più delicata, gli appigli sono abbondanti e il cavo rende tutto più facile, e ne veniamo a capo senza troppi problemi arrivando in vista dell’ orrido burrone della Val Feruch.

La Val Feruch e Forzela dei Pon
La Val Feruch e Forzela dei Pon

Più che una valle, un vero e proprio canyon, inciso profondamente tra i Feruch da un lato e Cima Covolera e Cima Bus del Diaol dall’ altra, praticabile solo per cenge esposte e poco agevoli lungo le ripide pareti. In cima ad essa noto la solitaria Forzela dei Pon, importante nodo escursionistico per cui passa l’ Altavia dei Monti del Sole nonchè punto panoramico privilegiato sull’ enorme antro del Bus del Diaol. Cerco di individuare il puntino giallo del Bivacco Valdo sul ripiano boscoso ai piedi della Cima Ovest dei Feruch, ma deve essere nascosto tra gli alberi e da qui non si vede. Continuiamo sulla cengia erbosa superando alcuni gradoni di roccia umida e incontrando ruscellamenti e idilliache pozze d’ acqua, fino a un canaletto terroso mezzo franato per il quale ci si abbassa con attenzione fino al fondo della valle.

Attraversiamo tra gli enormi massi e i rivoli d’ acqua passando sulla sinistra idrografica e riprendiamo a salire per un breve ma faticosissimo tratto su ghiaie mobili, raggiungendo il bivio per il Bivacco Valdo sotto la parete della Cima Ovest dei Feruch. Prendiamo a sinistra tagliando in costa su una stretta traccia tra le loppe e rientriamo sul fondo della valle, dove inizia la parte più interessante del percorso.

Forcella Zana
Forcella Zana

Da qui fino alla forcella è una continua ginnastica tra massi e salti di roccia. I passaggi di arrampicata sono piuttosto frequenti e non banali, con difficoltà tra il I e il II grado, ma si svolgono per la maggior parte su ottima roccia lisciata dall’ acqua e non sono mai esposti da impressionare, risultando in una divertente se pur faticosa sessione di scrambling. Alcuni salti sono facilitati da provvidenziali mughi, che permettono di azzerare naturalmente passaggi che altrimenti si rivelerebbero un po’ più ostici.

Verso la metà della salita arriviamo al passaggio chiave, una placca inclinata di 7-8 metri di II grado o poco più. Un cavetto metallico dovrebbe facilitare il passaggio, ma il suo stato non ispira affatto fiducia e preferiamo ignorarlo e salire in libera, sfruttando buoni appigli per le mani e usando i piedi in aderenza dove mancano gli appoggi. Il socio tribola un po’ a causa degli scarponi dalla suola poco adatta all’ arrampicata in aderenza, ma superiamo anche questa difficoltà e continuiamo a salire per salti di roccia ora meno verticali ma su roccia più friabile. Un ultimo saltino di roccia bagnata che supero aggrappandomi ai mughi senza ritegno e arriviamo sui pendii di loppe appena sotto la forcella, che raggiungiamo con un ultimo estenuante strappo.

Val de la Costa del Cason
Val de la Costa del Cason

Il panorama non sarà grandioso come quello da una vetta, ma è comunque istruttivo e molto appagante: dietro di noi la Val Sófia si nasconde tra i mughi apparendo molto più docile di quanto non sia in realtà, mentre dal lato opposto della forcella un canalone tetro e dirupato scende verso la Val de la Costa del Cason tra difficili salti di roccia dall’ aspetto friabile. In lontananza a nord, oltre la Val Pegolera, sbucano cime mezze avvolte dalle nuvole, che dalla posizione e l’ aspetto sembrerebbero i monti dei gruppi Moiazza e S. Sebastiano sopra al Passo Duran. Vicinissimi a noi, la Cima Ovest dei Feruch e la Zima de le Masiere incombono sulla forcella. Quest’ ultima cima sarebbe raggiungibile da qui senza grosse difficoltà, ma ciò comporterebbe alcune centinaia di metri di dislivello ulteriore e l’ investimento di ore di luce che non abbiamo: sarà per un’ altra volta.

Scartiamo a malincuore anche la digressione verso il Valdo, un rapido calcolo relazione alla mano ci mostra che avremmo a malapena il tempo necessario per tornare a Gena entro il tramonto, e se dovessimo trovare qualunque sorta di imprevisto rischieremmo di dover rientrare con le frontali lungo un sentiero non proprio facile o fare un bivacco fuori programma. Mangiamo i panini e tiriamo fuori cartina e bussola per identificare con precisione le cime circostanti, quindi ci avviamo in discesa lungo la strada fatta all’ andata.

Zima de le Masiere e il gendarme detto "L' On"
Zima de le Masiere e il gendarme detto “L’ On”

I salti di roccia da disarrampicare richiedono tempo e attenzione ma non si rivelano troppo difficili, la ricerca del percorso è ciò che ci impegna maggiormente. Per quanto la direzione sia obbligata, ci sono varie possibilità di passaggio più o meno difficili ed esposte e ritrovare i segnavia dall’ alto non è sempre immediato. Disceso il canale, arriviamo al punto in cui si attraversa la valle per prendere la cengia quando il sole sta già iniziando a tramontare, inondando di tinte dorate le aspre pareti della Val Feruch. Percorriamo il sentiero fino a Gena Alta quanto più rapidamente possibile mentre il bosco attorno a noi si fa sempre più scuro, tornando alla relativa civiltà del villaggio appena prima che cali definitivamente la notte. Ancora un po’ di camminata nella quiete della notte montana e siamo al parcheggio.

Vedere dal vivo questi monti selvaggi, fino ad adesso un “Hic sunt leones” nella mia mappa mentale, mi ha convinto definitivamente che in questo posto potrei trovare quello che cerco, e che vale la pena di sfidare i rischi, le zecche e i lunghi percorsi di avvicinamento per esplorarli meglio. L’ atmosfera primordiale e selvatica che permea questi luoghi è difficile da trovare altrove, e offre un senso di libertà, di solitudine e di riscoperta disperatamente necessario nella nostra vita fin troppo civilizzata. Forcella Zana è stata solo un assaggio, un’ anteprima di luoghi ancora più magici racchiusi tra queste valli tormentate, in attesa di chi è disposto a pagare il prezzo necessario per visitarli.

 

Il Tornon de Peralora
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