Il repulsivo versante sud-ovest del monte, dove corre la via normale.

Alle montagne della follia: Sass de Mel 2075 m

Quando ho visto per la prima volta il Sass de Mel ne sono subito rimasto affascinato, un enorme macigno apparentemente inespugnabile, custodito ovunque da pareti di roccia friabile e dirupi di erba verticale difficilmente proteggibili. Unico punto debole, la parete che precipita su Forcella Caneva, una sequenza enigmatica di esili cengette e ripidissimi canali di rocce inerbate che permette di guadagnare i prati sospesi che scendono dalla vetta. La difficoltà tecnica è moderata, concentrata principalmente in pochi metri di II grado, ma è esacerbata dal terreno infido e dall’esposizione costante che non concede tregua per buona parte della salita.

Ogni volta che mi avventuravo nella foresta di Cajada il Sass de Mel era lì davanti ai miei occhi, una sfida che ancora non osavo raccogliere. Arriva l’ultimo finesettimana di settembre, forse l’ultimo utile prima che arrivi la neve; forte dell’esperienza di due anni passati a ravanare dietro ai camosci tra le Dolomiti Bellunesi e quelle friulane mi decido a tentare la salita: se non sono pronto adesso non lo sarò mai.

30/09/2018

Propongo a Marco ed Eliana di accompagnarmi, saliremo insieme sulla vicina Cima Tanzon dall’omonima forcella e poi loro mi aspetteranno in prossimità dell’attacco mentre affronto la mia balena bianca.

In salita verso Cima Tanzon

L’inizio della giornata è decisamente poco incoraggiante. Lasciate le auto al termine della strada sul Pian di Cajada saliamo verso la forcella immersi in una lugubre cappa di nuvole basse che raffredda i corpi e gli entusiasmi, sembra che l’escursione si risolverà in un giro a vuoto ma ormai siamo in ballo e tanto vale ballare. Per fortuna mentre arranchiamo per i ripidi pascoli a sud del Tanzon il cielo gradualmente si apre, accogliendoci in cresta sotto a un magnifico azzurro carico. Seguiamo la panoramica dorsale erbosa fino in vetta, dove pranziamo chiacchierando con due escursionisti incontrati sul posto, quindi scendo in breve a Forcella Caneva dove mi preparo alla scalata.

La via di salita da Forcella Caneva

Per la salita, dopo lunghe riflessioni, decido di rinunciare ai ramponcini da prato che renderebbero ancora più insidiosi i frequenti passaggi su rocce affioranti, facendo affidamento sulla conoscenza del terreno e sulla fedele piccozza – in realtà poco utile su queste zolle sottili – per raggiungere la vetta in sicurezza. Salirò da solo e slegato, ma mi porto comunque dietro una corda da 60 m e un set di protezioni e cordini ridotto all’osso, per le calate in discesa ed eventuali situazioni d’emergenza.

In prossimità del passaggio chiave di II

Supero in diagonale le roccette dello zoccolo iniziale, un delicato passaggio su una cornice rocciosa spiovente e raggiungo la stretta ed esposta cengia alla base del passaggio chiave. Mi arresto brevemente, studiando il modo migliore per vincere l’ostacolo, poi mi inerpico con decisione per il ripido muretto, usando alternativamente le rocce e le zolle erbose come appigli e cercando di non farmi distrarre dalla voragine tetra del canalone di Forcella Caneva che precipita alle mie spalle. Davanti a me un canale erboso continua dritto verso l’alto, quasi verticale, lasciando affiorare rocce chiare tra i ciuffi di lòpa. Facili passaggi di I grado, ma poco importa: le conseguenze di una scivolata o un appoggio che cede sarebbero senza dubbio fatali. Lo seguo fino al suo termine, accorgendomi di essere finalmente sui prati più ampi sotto la vetta, sempre esposti ma più adagiati ed agevoli.

Sui prati sospesi del Sass de Mel

Traverso in leggera salita in direzione di una spalla della cresta ovest, andando incontro alla frastagliata cresta dei Pinèi e navigando come meglio posso tra le placche di roccia lungo il percorso. La vista si apre sul complesso versante meridionale del Pelf, quindi un’ultima pala erbosa sospesa sul vuoto fugge ripida verso la vetta, costituita da un’affilata crestina erbosa pianeggiante.

Il Pelf dalla vetta

Mi tolgo lo zaino e rimango lì per un pezzo, inebetito dalla fatica, dalla soddisfazione e dall’improvviso calo di tensione. Urlo a Marco ed Eliana che sono in vetta – come se ce ne fosse bisogno, sono ancora lì sul Tanzon e mi hanno seguito per tutta la salita! Noto alcune persone che scendono dalla normale del Pelf e saluto anche loro, poi mi metto all’opera con la macchina fotografica e scatto come un forsennato, la giornata è perfetta e non credo che tornerò qui su a breve, dopotutto. Lascio nello spartano ometto di vetta un contenitore con alcuni fogli e una matita all’interno, con cui registro la data della salita, poi indosso i ramponcini e inizio a scendere con la massima attenzione e sangue freddo.

In discesa per la cresta ovest, alto sopra la Val de Roldo.

Arrivato alla base del pendio sotto la vetta attraverso in direzione del canale cercando di seguire lo stesso percorso fatto in salita, evitando di tenermi troppo alto per non trovarmi sopra a salti di roccia e pendii troppo ripidi. Inizio a disarrampicare con cautela nel canale, e presto trovo una buona clessidra su una roccia affiorante che mi permette di attrezzare una calata in doppia fino alla base del canale. Arrivato quasi a fine corda mi guardo intorno sperando in un secondo ancoraggio per tornare fino alla cengia iniziale, dopo una veloce ispezione scopro uno spuntone un po’ scomodo ma solidissimo su cui allestisco la seconda calata. Purtroppo la corda non è sufficiente per tornare fino alla forcella e non riesco a trovare un terzo ancoraggio, a meno di lasciare giù una piccola fortuna in Tricam, riesco però a sfruttare la corda avanzata per pendolare leggermente fino a una conchetta erbosa lungo la cengia dove recuperare la corda da una posizione meno precaria.

Sopra il ripidissimo canale che precipita verso Forcella Caneva

Da questo punto in poi devo disarrampicare, poche decine di metri ma ancora su terreno rischioso. La placca spiovente all’estremità della cengia si rivela particolarmente rognosa in discesa, costringendomi a sfruttare magri ciuffi d’erba come appigli e a piazzare chirurgicamente gli scarponi parzialmente ingombrati dai ramponcini. Oltrepassata questa lancio un urlo di trionfo e sollievo: le difficoltà sono finite, e pochi minuti dopo sono in forcella.

Mentre aspetto che gli amici mi raggiungano da Cima Tanzon metto in ordine nello zaino l’equipaggiamento, l’adrenalina defluisce lasciando il posto all’euforia. Ho completato una delle scalate a cui tenevo maggiormente e che più mi incuteva timore, e ancora fatico a crederci. Ci incamminiamo insieme giù per il canalone di Forcella Caneva, in cerca di una birra per festeggiare la giornata.

Arrivo a Forcella Tanzon, tra cupe nuvole basse.
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